PARROCCHIA S. MICHELE ARCANGELO
8 ottobre 2011
Rev.mo Arciprete, Signor Sindaco, Autorità, cari concittadini longesi, ho il piacere e l’onore di partecipare assieme a voi a questa serata di commemorazione di P. Giuseppe Sirna a 5 anni dalla sua dipartita. Tanta è la mia commozione nel constatare come il tempo non abbia affievolito il suo ricordo e come il paese di Longi, sia nei suoi esponenti più responsabili sul piano politico-istituzionale sia nella memoria collettiva di tutte le persone che lo hanno incontrato e conosciuto, continuino a tributargli un onore di cui, so di certo, lui sarebbe stato molto orgoglioso.
Non è la prima volta che prendo la parola a nome della famiglia Sirna per ringraziare pubblicamente la popolazione per quanto in questi anni ha fatto per mostrare affetto e stima per la sua persona e per il suo operato.
Infatti, ancora lui vivo ma ormai impossibilitato a viaggiare per motivi di salute, avevo avuto già l’onore di ritirare a nome suo la targa del premio “pro Longi” intestato a Nino Sariti, assegnatogli a riconoscimento dei suoi meriti culturali ed umani. Una targa che successivamente gli era stata personalmente consegnata durante la festa di San Leone celebrata dai concittadini longesi a Roma: a quei festeggiamenti, che lui aveva ideato e voluto assieme all’Arciprete, ha partecipato fino alla fine animandoli con la sua usuale affettuosa e gioiosa presenza.
Ma una seconda occasione ho avuto quando il Comune, in occasione della intitolazione del premio “pro Longi” a P. Sirna, mi aveva chiesto di presenziare alla cerimonia e di consegnare il premio al longese che quell’anno era stato designato come vincitore.
Molti e particolari sono quindi i motivi di gioia per i quali questa sera sento il dovere di ringraziare tutta la comunità anche a nome di tutti gli altri membri della famiglia Sirna che purtroppo, per vari motivi, non hanno potuto essere presenti qui in mezzo a noi.
Ringrazio, soprattutto, per aver voluto sottolineare in modo così corale e significativo che non è stato dimenticato questo figlio di Longi il quale ha sempre amato il suo paese e che, pur rimanendone lontano per gran parte della sua esistenza, ha sempre fatto di tutto per mantenere i legami con i suoi cari paesani. E’ il riconoscimento, come è stato affermato da chi mi ha preceduto, dal maestro Priolisi, del suo incessante impegno di affettuoso servizio verso tutti i Longesi che a Lui si sono rivolti per qualunque esigenza e che hanno rappresentato, in fondo, la sua vera grande famiglia. L’amore per la sua cara Longi rappresentava per lui la forza che addensava tutte le sue energie, il luogo da cui aveva avuto inizio il suo cammino e che è rimasto per sempre un punto di riferimento. Longi era per lui il luogo delle memorie e dei ricordi di quella infanzia, intensa ma troppo breve e bruscamente interrotta, trascorsa in una famiglia numerosa, sana e affiatata dove aveva respirato ed appreso una spiritualità ed un rigore morale che lo hanno accompagnato per tutta la sua lunga vita. Per quanto breve, il periodo vissuto nella comunità paesana, prima di partire per il seminario, gli aveva dato la possibilità di fare esperienza di una vita di comunità senza tante comodità, spesso difficile, ma sostanzialmente sana e gioiosa perché ricca di relazioni e di affetti. A quella comunità, familiare, parentale e amicale, egli si è sempre relazionato, cercando di interpretare ed incarnare al meglio gli insegnamenti che in essa circolavano e che sono stati l’alimento principale della sua crescita.
Quell’esperienza di comunità se la è portata dentro in tutto il suo percorso di vita, ampliandola e arricchendola con la spiritualità francescana che ha costituito l’altro passaggio cruciale della sua esistenza. Si può dire che all’ideale della comunità, in realtà, egli abbia di fatto dedicato tutta la sua vita, senza riserve e con dedizione totale, senza risparmiare il suo tempo o le sue cose. Una comunità che si realizza in primo luogo nella famiglia e come famiglia, perché della famiglia deve mantenere il senso unitario, la carica e la ricchezza dei sentimenti, la capacità di mantenere e rinnovare le relazioni, la finalità di educarsi e crescere insieme.
La fedeltà alla famiglia come valore comunitario fondamentale egli la testimoniò sempre.
L’ha fatto seguendo il cammino di crescita dei tanti nipoti, parenti, amici e compaesani, che sempre lo hanno sentito presente e vicino nelle tappe fondamentali della loro vita (matrimoni, nascite, eventi gioiosi e luttuosi), pronto a condividere, celebrare e pregare per e assieme a loro. Ma la fedeltà al valore comunitario della famiglia l’ha testimoniata proprio seguendo la sua vocazione e vivendo con responsabilità e gioiosità il suo servizio all’interno della grande famiglia francescana, dove aveva scelto di incanalare il suo impegno di membro della più grande famiglia della Chiesa cattolica e della famiglia umana. A tutte queste famiglie, egli è rimasto sempre collegato, sempre pronto e disponibile, preoccupato che tutti i membri potessero trovare la loro strada e riuscissero a proseguirla.
Della grande famiglia dei Longesi, che ha avuto un grande spazio nel suo cuore, zio P. Peppino, come familiarmente lo chiamavamo, non ha mai dimenticato o tralasciato nessuno e di tutti si è interessato, senza distinzioni di alcun genere: intelligenti e poveri di spirito, sani e malati, bambini o anziani, tutti per lui facevano parte di una più grande famiglia e per tutti cercava e trovava il modo per rasserenarli, sostenerli, aiutarli a realizzare una convivenza accettabile.
Per lui che aveva provato il distacco dal paese, fu naturale impegnarsi soprattutto per sostenere tutti coloro che, lontani dal paese, rischiavano un senso di “spaesamento” e sperimentavano le difficoltà di integrarsi nelle nuove realtà. Sapendo bene quanto fosse importante non recidere i vecchi legami e non isolarsi per poter continuare il cammino in un paese diverso, Padre Sirna si fece per loro un punto di riferimento.
La sua preoccupazione principale fu quella di aiutare tutti a mantenere i legami con la comunità longese ma anche a costruire una nuova comunità di compaesani che, fuori dal proprio paese, cercano di mantenere vive tradizioni, valori spirituali, costumi. Mettendosi a servizio di tutti e cercando di non far sentire solo nessuno, li aiutò a non chiudersi in ghetti nostalgici e tradizionalisti: accompagnava le persone singolarmente, attraverso gli inevitabili cambiamenti, e camminava assieme a loro lungo il percorso della vita e della crescita personale ed umana.
La comunità dei longesi a Roma, di cui lui fu, fino all’ultimo, uno dei più attivi animatori e custodi, è diventata così un luogo di relazioni umane libere e solidali, una rete che faceva circolare informazioni e sostegno, dove un tam-tam garantiva contro la solitudine disperante e le trappole nostalgiche. Di essa egli fu punto di raccordo e di diffusione del senso di appartenenza, aiutando a non disperdere il patrimonio di affetti e di storia che costituisce gran parte della ricchezza dell’umanità personale.
P. Sirna, coerentemente con la sua scelta di vita religiosa, era persona che non soltanto apprezzava la tradizione, per la saggezza che essa riusciva a condensare, ma sapeva aprirsi anche alla novità del futuro e alle prospettive di una nuova mondialità. D’altronde, la sua esperienza umana, professionale, culturale e spirituale testimoniano dell’ideale umano e cristiano di quella “convivialità delle differenze”, che lo hanno portato ad essere sempre a contatto con persone di tanti paesi diversi, sia all’interno del Collegio internazionale, in cui ha vissuto la maggior parte della sua vita, sia al Vaticano, dove a lungo ha lavorato alla Sacra Rota, alla Avvocatura e al Santo Uffizio, sia nel suo insegnamento universitario alla Gregoriana.
Uomo di chiesa, persona di cultura vasta e profonda, godeva dell’amicizia e della simpatia di personaggi illustri in ogni campo ma è rimasto umile e disponibile. Sapeva incontrare e dialogare con tutti, mettendo a suo agio tutti, grandi e piccoli, potenti e poveri, colti e meno colti, in nome della cultura vera fatta di rispetto e di umanità: una cultura che non si vanta ma si mette a servizio di tutti, soprattutto di chi ha più difficoltà, e che diventa strumento per consentire a tutti di vivere rispettandosi vicendevolmente in una comunità umana di persone libere che si sostengono reciprocamente.
Se un messaggio egli ci ha voluto testimoniare e che oggi ci lascia come eredità spirituale io credo che sia quello di aver dimostrato di credere che vale la pena di spendere la vita per la comunità. P. Sirna credeva profondamente ed ha testimoniato quotidianamente il valore della comunità, un valore che oggi, nel nostro tempo postmoderno, è troppo spesso misconosciuto, mistificato e messo in crisi. La società è diventata “ fluida ed individualizzata”, ed in essa, interpretando male i valori della libertà e dell’autonomia del soggetto, si tende ormai a rifiutare ogni riferimento ed ogni legame stabile e vincolante, ogni senso del dovere che non sia quello dettato dall’arbitrio personale, perdendo così anche ogni tipo di fede e di speranza nella vita stessa.
P. Sirna, di fede solida e irremovibile, sapeva, perché lo affermava celebrando ogni giorno la sua S. Messa e lo sperimentava quotidianamente con ciascuna persona che incontrava sul suo cammino, che il cuore dell’esperienza è l’amore per l’altro e la rinuncia a se stessi. Sapeva che senza la comunità e fuori da qualsiasi comunità si muore: c’è soltanto la folla solitaria di individui isolati, eternamente diffidenti nei confronti di tutti, incapaci di interesse verso il destino comune e di solidarietà verso gli altri esseri umani. Sapeva che i grandi uomini non sono quelli che hanno cumulato grandi ricchezze ma quelli che hanno lavorato per far crescere unità, pace e gioia in comunità sempre nuove e più allargate, coese ed aperte allo stesso tempo, capaci di guardare al futuro ma anche di recuperare, senza falsi pudori, quanto di buono e di prezioso c’è nella tradizione.
Credo che ricordare P. Sirna con la commemorazione di questa sera sia in fondo per tutti noi un modo per ricordare e celebrare quei valori di umiltà, di gioia e di donazione in cui lui ha creduto e in cui ci riconosciamo e speriamo di continuare ad affermare insieme. Il fare memoria insieme significa infatti scegliere di non disperdere e perciò discernere, evidenziare, mantenere e valorizzare quanto da tutti è riconosciuto come esperienza positiva ed arricchente.
Nel concludere questo mio intervento mi corre l’obbligo qui di ringraziare, a nome della famiglia Sirna, per l’invito a questo evento e di ringraziare tutti i partecipanti per la presenza affettuosa. Ringrazio in modo particolare l’Arciprete P. Prestimonaco, da sempre vicino a P. Sirna, per la celebrazione della S. Messa in suffragio e per aver sottolineato con il suo sapido e sempre essenziale commento il significato commemorativo di questo incontro. Un grazie doveroso, sentito e particolare al maestro Sarino Priolisi il quale, raccogliendo testimonianze, foto e memorie personali, sue e di altre persone, ha consentito di non disperdere ricordi e pensieri. Ci ha dato l’occasione di fissare nella memoria alcuni aspetti della multiforme personalità di P. Sirna e di riflettere sul suo messaggio spirituale, ma ha consentito anche di testimoniare la vitalità di questa comunità longese che, nel tempo, continua a crescere assieme ai suoi membri migliori. Senza memoria e testimonianza si perdono le radici e si muore come comunità.
Un grazie anche al sindaco ed al Consiglio comunale di Longi che hanno fatto stampare e diffondere questo opuscolo commemorativo dedicato ad un figlio longese che hanno deciso di onorare riconoscendo che egli ha sempre operato nel senso dell’unità, della corresponsabilità e della condivisione.
Un grazie anche a quella comunità francescana che è stata la grande famiglia nella quale P. Sirna ha trascorso la sua vita, in modo particolare ai confratelli ed al Superiore del Sacro Convento di Sant’Antonio le Vigne, per le cure premurose apprestategli durante la sua ultima malattia e per l’affetto di cui l’hanno circondato fino alla fine . Un grazie anche al padre Provinciale ed al Generale dell’Ordine che, impossibilitati a presenziare all’evento, hanno chiesto di essere considerati vicini in questo momento commemorativo. La loro testimonianza data nelle orazioni funebri d’altra parte è stata riportata nell’opuscolo.
Il messaggio che questa serata ci lascia nel cuore è quello di una vita spesa per gli altri, vissuta in una comunità francescana, nella quale P. Sirna ha voluto e saputo essere segno di carità fraterna
Parrocchia S.Michele Arcangelo Via Regina Margherita, 1 – Longi (Messina) tel.0941485004
98070
Verifica anno pastorale 2010-2011
Come ogni anno ci siamo impegnati a far arrivare a tutti i battezzati e alle persone di buona volontà il messaggio del Piano Pastorale Diocesano, che per l’anno pastorale 2010-2011 aveva come obiettivo:La riscoperta della Fede rigenerata da un nuovo stile di relazioni.
Ogni mese sono stati affissi gli Slogan,distribuite 535 lettere alle Famiglie e, quando è stato possibile sono stati fatti i gesti.
Ottobre : l’apertura dell’Anno Pastorale è coinciso con l’inizio dell’Anno Catechistico e, la domenica successiva c’è stata l’inaugurazione dell’inizio dell’anno dei Boy-Scout.
Novembre :il gesto era la testimonianza al Cimitero e la preghiera per i defunti nei quartieri. Da noi si è pregato in chiesa nella novena per i defunti ( dal 23 al 31 ottobre ) che è molto sentita e partecipata; al cimitero sono state poste sulle tombe quasi 1300 preghiere. Il giorno dei morti la comunità è andata al cimitero in processione ,all’arrivo si è celebrata la S. Messa nello spiazzale antistante e sono state benedette le tombe. Giorno 3 Novembre si è celebrata la S. Messa per i defunti dell’anno; giorno 4 novembre alle ore 15,30 è stata celebrata la S. Messa nella Chiesa Madre con larga partecipazione di fedeli e con la partecipazione delle autorità civili e militari e alla fine siamo andati tutti al Monumento dei caduti .
Dicembre . Questo mese ci vede impegnati con la festa dell’Immacolata preceduta da una dodicina,dopo la S. Messa si fa una processione per i quartieri con la statuetta della Madonna posta su una varetta che portano a spalla i bambini del catechismo. Durante il tragitto si alternano canti e preghiere. Poi c’è la festa di S. Lucia con una tredicina di preparazione alla festa, subito dopo inizia la novena di Natale che è animata in particolare dai giovani che oltre ad allietare il paese con canti natalizi,partecipano alla novena di mattina alle ore 5,30 e alla sera alle ore 18,30, animando la liturgia assieme alla Schola Cantorum. La novena di natale è anche animata dalle varie zone pastorali, durante la quale si raccolgono le offerte per le adozioni a distanza.
Gennaio : la Nazione adottata è la Columbia da quasi dieci anni, nel nostro paese abbiamo circa 70 adozioni a distanza.
Febbraio: sono state benedette le candele, e nella messa vespertina sono stati benedetti i bambini. Come ogni anno il 20 febbraio c’è stata la festa del nostro Protettore San Leone preceduta dalla novena animata dai vari quartieri.
Marzo : le ceneri sono state poste sull’altare accanto alla Crocee poi sono state imposte sulla testa dei fedeli. E’ stata fatta la Via Crucis nei quartieri e, ogni venerdì sera in chiesa animata dai vari gruppi.
Aprile : Via Crucis dei Giovani, hanno partecipato i giovani e le varie associazioni giovanili presenti nel territorio. E’ stata fatta la Liturgia Penitenziale con buona partecipazione. Dalla domenica delle Palme fino a Pasqua , Padre Andrea OFMC del Seminario Serafico di Roma ci ha preparato a celebrare il giorno della Risurrezione del Signore con riflessioni e con le confessioni.
Il giorno di Pasqua prima della messa cantata abbiamo partecipato alla processione d’ “ U scontru “ ossia all’incontro tra Gesù con la sua Madre Addolorata:
Maggio : tutte le sere nei quartieri è stato recitato il Rosario e la coroncina del mese di Maggio e partecipato alla Messa, a conclusione del mese di maggio è stato fatto un Pellegrinaggio a Bonajunta al Santuario della Madonna delle Grazie. Alla fine della S. Messa è stata fatta la consacrazione delle famiglie alla Madonna.
La prima domenica di maggio abbiamo celebrato la festa di ringraziamento in onore di S. Leone.
Giugno : per tutto il mese Coroncina al Sacro Cuore nei quartieri,S. Messa tutte le sere e catechesi sull’amore misericordioso di Gesù e per far capire il significato della devozione al Sacro Cuore. Pentecoste, come ogni anno ci siamo preparati alla Pentecoste con una novena allo Spirito Santo e abbiamo fatto la veglia della vigilia che è stata molto partecipata. Corpus Domini, 17 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione con una attenta e dovuta preparazione. I bambini hanno anche fatto l’esperienza di un ritiro con i bambini della parrocchia di Frazzanò.
Agosto : mese dedicato alle feste patronali e alla Madonna, festa dell’Assunta , dell’Addolorata e del Carmelo. Per la festa del S.S.mo Crocifisso è stata fatta la novena e per la predicazione è stato invitato Don Stefano Brancatelli.
Pastorale della Famiglia
Ogni mese le schede sono state poste in chiesa,ma non c’è stata tanta attenzione. Si spera per l’anno pastorale 2011-2012 di fare meglio.
Pastorale Ministeriale
1) L’ Epap ha partecipato agli incontri di Vicariato fatti a Rocca di Caprileone.
2) Per le coppie di fidanzati è stato fatto un corso di preparazione con le coppie del Vicariato a Rocca di Caprileone.
3) Per i ministri straordinari sono stati fatti vari incontri in parrocchia ed un incontro insieme ai ministri straordinari di Frazzanò.
4) Con i bambini di prima comunione sono stati fatti diversi ritiri di cui uno con la partecipazione dei bambini di Frazzanò.
5) Per i Catechisti sono stati fatti degli incontri formativi, e a conclusione dell’anno catechistico con tutti i bambini è stato fatto un pellegrinaggio al Santuario di Calvaruso e Tindari.
Longi lì 28 settembre 2011-10
Il Parroco
Il Rappresentante dell’E.P.A.P Sac. Prestimonaco Giuseppe
Concetta Carrabotta