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Vita di San Leone Vescovo
Dalle narrazioni, in latino, della vita del nostro santo, apprendiamo che nel più bel sito di Catania si trovava un tempio pagano sormantato da due statue di ammirabile bellezza e grandezza. Non si era mai potuto abbattere questo tempio perché, appena si cominciavano i lavori, terribili terremoti e fulmini potenti ne impedivano il proseguimento. Il santo presule, indisse delle preghiere e dei digiuni speciali, e si recò in quel luogo seguito da gran popolo. Ivi prostratosi in fervente orazione, e compiuti gli esorcismi contro i demoni, a gran voce comandò loro di allontanarsi immediatamente. Con gran frastuono si vide subito il tempio rovinare e diventare un ammasso di macerie. Questo tempio era quello di Cerere o Demeter, le cui rovine si vedevano fino al 1556.
S. Leone , l'8 marzo del 778, eresse sui ruderi del distrutto tempio, una croce in onore dei 40 martiri di e la contrada ne pigliò il nome.
Molti furono i miracoli operati da lui e molto popolo, anche da lontano accorreva in Catania, per ottenere guarigioni e grazie.
Negli ultimi anni si ritirò in vita solitaria, nel piccolo convento che egli stesso aveva costruito, attaccato alla chiesa di S. Lucia, fuori la porta di Aci.
Ammalatosi, volle attorno a sé il clero e i rappresentanti del popolo a cui raccomandò la saldezza nella fede cattolica e la pratica delle evangeliche virtù, e ricevuti gli ultimi sacramenti il 20 Febbraio 785 rese l'anima a Dio (ecco perché la chiesa ne celebra la festa il 20 febbraio).
Si narra che una nobile Signora siracusana era venuta in Catania, per ottenere dal santo Vescovo, la guarigione di una malattia. Appena passata la porta Ariana, avendo saputo che il corpo del grande santo veniva portato alla sepoltura, accelerato il passo, con gran fede, andò a toccarne le sacre vesti e ne restò all'istante guarita.
IL santo fu sepolto nella chiesa di S. Lucia. La sua tomba, prima dell'occupazione saracena, era veneratissima, anzi i Menci greci aggiungono che dalla sua urna scaturiva un olio miracoloso. Il suo corpo, assieme a quello di S. Agata, fu trasportato a Costantinopoli da Giorgio Maniace. Oggi si trova a Roma, dietro l'altare maggiore della chiesa di S. Martino ai Monti, ivi trasportato dai monaci greci che per lungo tempo ufficiarono questa chiesa. Esso è unito ai corpi di altri santi e non può identificarsi; però si hanno delle insigni reliquie: un osso del braccio(conservato nella chiesa di S. Nicolò all'Arena in Catania); altre due reliquie sono a Saracena (un osso del pollice, chiuso in una bellissima teca d'argento, e un altro che pende dal collo della bellissima statua del santo). Altra reliquia, che si trovava in Catania, fu regalata dal Cardinale Dusmet a Leone XIII nel primo anniversario della sua elezione: 20 Febbraio 1879.
(Vita di S. Leone del Caetano e di G.Blosi)
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